Giornata splendida quel giorno,cielo di un azzurro intenso e sole terso da far invidia alla Sicilia.
Ci siamo preparati con la tipica attrezzatura da montagna, pantaloncini corti da mare e scarpe da ginnastica.La sera prima,con molto insuccesso in verità,cercammo di sacrificare qualche animale agli dei del monte Olimpo per propiziare il raccolto. Tutti pensammo di acciuffare il chiupacabra e cucinarlo a dovere,ma dopo vane ricerche per i campi e boschi della valle ,mia madre, donna di mille risorse, prese  la decisione suprema. Dalla dispensa tiro’ fuori due polli e con la tipica celerità di chi è brava in cucina, li fece al forno con contorno di patate. Sazi e pieni di bacco ci coricammo presto quella sera.
Il Giorno dopo, a circa un ora e più di viaggio da Camelot arrivammo al Monte Olimpo, podere e regno dei Regolieri. Mio padre a distanza debita dal cancello del regno, tirò fuori un foglio  plastificato, di dimensione imponenti lo piazzò con solennità sul parabrezza della sua auto e nulla più.Quel foglio, proprio e solo quello, è  la chiave per varcare il cancello. Non tutti possono averlo ,sarebbe troppo semplice, solo gli eletti dopo ponderate prove di fedeltà assoluta e devozione possono possederlo. Per comprendere meglio il gran valore del foglio, voglio raccontarvi come mio padre custodisce tale reliquia. Dopo ogni viaggio al monte Olimpo il foglio viene custodito dentro un baule di quercia il cui interno è foderato di velluto con al centro un grosso e soffice cuscino, prima di deporlo però,mio padre controlla con severa postura il testo magico che qui svelero’.Il testo dice, a sommi capi “qui io posso entrare”  con tanto di sigillo.Ora conosco tale scritta,io pure che vivo a diverse migliaia di piedi dal regno,nella mia contea nevvero viene utilizzata anche per altri scopi.Varcato il pesante cancello ci ritrovammo nel cuore del monte Olimpo per un unico e solo scopo:raccogliere quanti piu’ funghi possibili e vedere se davvero li ci abitano i Puffi. Come dicevo,caro lettore,solo gli eletti posso entrare e raccogliere i frutti del bosco, Io spettatore, ho solo potuto vedere e mai ,dico mai, toccare ogni singolo frutto, pena il severo rimprovero di mio padre o peggio la morte al mio ritorno a Camelot.Dopo alcune ore  il bottino era ricco di svariate decine o forse centinaia di un unico e solo tipo di fungo raccolto, dall’aspetto curioso e dal profumo inebriante chiamato dal volgo porcino.Tanti erano i funghi raccolti che dovemmo stendere due delle nostre coperte per seccare sul posto almeno ottanta porcini e poter salire sull’auto che ci avrebbe riportato a casa. Decidemmo di ritornare a casa con l’eccelso bottino con il sole ancora alto e i raggi suoi riscaldavano fino a farti male. Nel mentre si entrava del paese, sguardi celati da tende d’arredo e nere figure dietro finestre,cercavano, bramavano con lo sguardo il contenuto di tale bottino, ah com’e’ dolce l’invidia , la bramosità è come una calda coperta che ti avvolge mentre i neri individui battono i denti dal freddo. Caro Lettore,Cara Lettrice in verità vi dico che non amo mangiare questo volgare fungo  i suoi fratelli e cugini tutti, nessun escluso. Ahimè nessun puffo incontrato nemmeno uno
Non Vostro
Il Conte di Cagliostro