Zia Costanza Serafini, storie, racconti, nei lunghi filò invernali.

Negli anni della mia infanzia, (1935/38) assieme ad altri bambini mi recavo spesso in casa della zia Costanza per ascoltare le sue storie raccontate attorno al fuoco del suo focolare. Il focolare era grande e basso, quasi a filo terra ed era circondato da due panchine, mi piacevano molto quelle serate, sentire il calore del fuoco che ci mordicchiava le ginocchia nude, la schiena invece risentiva del freddo della grande cucina, ma tutti ascoltavamo in religioso silenzio, preghiere, storie di anguane  e sanguinello.

Era usanza comune che tutti noi portassimo un pezzo di legna, “stela” per alimentare il fuoco, molte volte la legna aveva difficoltà a bruciare  perché non proprio secca e a contatto della fiamma emetteva fumo e un leggero fischio. Noi bambini incuriositi ne chiedevamo la ragione, lei nella sua semplicità rispondeva: ” Sono le anime del purgatorio che si lamentano, ecco bambini, una buona occasione per recitare assieme delle preghiere per i nostri morti e, mi raccomando quando ritornate nelle vostre case, se sentite dei rumori, dei mormorii o vedete delle ombre dinnanzi a voi, fermatevi e recitate la seguente giaculatoria, Oh anima divina, oh anima terrena, fermati a tre passi e raccontami la tua pena”.              (ricordi di Franco S.)