Dopo aver carpito il segreto dell’arcano indovinello e riposto l’imperiale libro nel posto deciso,Quel giorno:

Era una tetra mezzanotte, mentre meditavo, debole e stanco, su un molto bizzarro e curioso volume di un sapere dimenticato – mentre sonnecchiavo, quasi appisolandomi, giunse all’ improvvisamente un colpire leggero, come di qualcuno che gentilmente battesse, battesse alla porta della mia camera –

“E’ qualche visitatore” mormorai, “che bussa alla porta della mia camera – Soltanto questo, e nulla più

E il srico, triste, vago fruscio di ogni tenda purpurea mi faceva trasalire – mi riempiva di fantastici terrori, mai provati prima; cosè che adesso, per calmare il battito del mio cuore, andavo ripetendo “è qualche visitatore che supplica di entrare alla porta della mia camera – Qualche tardivo visitatore che supplica di entrare alla porta della mia camera; – Questo è, e nulla più

Scrutando profondamente in quelle tenebre rimasi a lungo stupito, impaurito, dubbioso, sognando sogni che mai nessun mortale oso’ sognare; ma il silenzio rimase intatto, e la quiete non diede alcun segno; e l’unica parola che pronunciata fu la sussurrata parola, «Sponcio?» Questo sussurrai, e l’eco mormoro’ dietro la parola, Sponcio!” Semplicemente questo, e nulla più.

Ritornando nella camera, con tutta la mia anima dentro di me fiammeggiante, udì subito un battere un poco più forte di prima. “Sicuramente,” dissi, “sicuramente c’è qualcosa all’infisso della mia finestra ; Fa che io veda, dunque, cosa c’è, ed esplori questo mistero – Fa che il mio cuore si calmi un momento ed esplori questo mistero; – Questo è il vento e nulla più.”

Spalancai l’imposta, quando, con molta civetteria e un battito d’ali, avanza colà  un maestoso Corvo dei santi giorni d’altri tempi; non fece la minima riverenza; non un minuto si fermo’ o rimase; ma, con aria di dama o gentiluomo, si appollaiò sopra la porta della mia camera – Si appollaio’ su un busto di Pallade appena sopra la porta della mia camera – Appollaiato, e seduto, e nulla più.

Poi inducendo quest’uccello d’ebano la mia triste immaginazione a sorridere, con il grave e severo decoro che si dava, “Sebbene la tua cresta sia tagliata e rasa” dissi “tu non sei certo un vile, orrido, torvo e antico Corvo errante dalla riva Notturna. Dimmi qual’è il tuo nobile nome sulla Plutonica riva della Notte! ” Disse il Corvo “Mai più”.

Ma il Corvo, sedendo solitario sul placido busto, profferò soltanto quell’unica parola, come se la sua anima in quell’unica parola fosse effusa. Niente di piu’ egli poi pronunciò – nessuna penna egli agitò – finchè io appena di più mormorai “Altri amici sono già  prima volati via, All’ indomani egli mi lascerà , come le mie Speranze, che sono già  prima volate via”. Allora l’uccello disse “Mai più”.

Malgrado il Corvo inducesse ancora la mia triste immaginazione al sorriso, sospinsi una poltrona di fronte all’uccello, al busto e alla porta; quindi, affondando nel velluto, mi misi a collegare immaginazione a immaginazione, pensando cosa questo sinistro uccello d’altri tempi – cosa questo torvo sgraziato orrido scarno e sinistro uccello d’altri tempi intendeva significare gracchiando “Mai più”.

Così sedevo preso dall’indovinare, ma non esprimendo alcuna sillaba al volatile i cui occhi infuocati ardevano ora nell’intimo del mio petto; sedevo divinando questo e piu’, con la testa in tranquillità reclinata sulla fodera di velluto del cuscino che la luce della lampada trastullava con piacere.

Poi, parve, che l’aria si facesse più densa, profumata da un invisibile incensiere fatto oscillare da serafini, i cui passi risuonavano sul pavimento moquettato. “Disgraziato,” gridai, ” il tuo Dio ti ha prestato – per mezzo di questi angeli ti ha inviato il sollievo – il sollievo e il nepenthe per le tue memorie di Sponcio; Tracanna, oh, tracanna questo piacevole nepenthe, e dimentica questo perduto Sponcio!” Disse il Corvo, “Mai più”

“Profeta!” dissi, “cosa del male! – profeta nonostante cio’, se uccello o demonio! Per quel Cielo che si curva su di noi – per quel Dio che entrambi adoriamo – dà a quest’anima carica di dolore se, nel lontano Eden, essa abbraccerò  una santa musa, che gli angeli chiamano Sponcio – Abbraccerà  una rara e radiosa fanciulla che gli angeli chiamano Sponcio. ” Disse il Corvo, “Mai più”.

“Sia questa parola il nostro segno d’addio, uccello o demonio! ” urlai, alzandomi. “Ritorna nella tempesta e sulla Plutonica riva della Notte! Non lasciare nessuna piuma nera come una traccia di quella menzogna che la tua anima ha pronunciato! Lascia inviolata la mia solitudine! – libera il busto sopra la mia porta! Togli il tuo becco dal mio cuore, e porta via la tua figura dalla mia porta!” Disse il Corvo, “Mai più”

nell’attuale calendario gregoriano, Il quinto giorno, dopo aver battuto la diciassettesima ora nel preciso istante del diciassettesimo momento, il volto di Sponcio apparirà  e nulla più.