Ohhhp-isssa !        La croce è in posizione verticale, le facce sono distese, rilassate felici per aver fatto un buon lavoro, una cosa buona.  Al numeroso gruppo si è aggiunto, Mario,Costantino, Beppino e Italo con il suo cagnetto Pippo in braccio.  Tutto questo lo ricordo  perchè ero il portatore del “rancio”di alcuni di loro. Però, i veri protagonisti della foto sono i mitici, ultimi abitanti del Maso Belfiore.
NICOLA STERCHELE & MARIA (ichesa)
Su Nicola si potrebbe scrivere un libro; quel suo modo di parlare in (falsetto),- la prima guerra mondiale
combattuta nel regio esercito imperiale,” kaiserjager” sul fronte russo in Galizia, il ritorno, la vita grama, l’uva spinela, le cornole, le capre, il becco, questi sono i tanti ricordi personali perchè la mia famiglia era
usa portare le bestie a Belfiore quando scendevano dalla malga Crojer.
Nicola, nato Sterchele dal cimbro “sterche = forza”  si può con un po’ di fantasia immaginarlo come l’ultimo abitante dei tantissimi masi sorti sugli altipiani, quando il vescovo di Trento principe Wanga nel
1215 comperò dai signori di Caldonazzo i diritti e i redditi di Costa Coltura di quà e di là del passo Sommo con lo scopo di fondare 20 masi da dare ad uso a popolazioni parlanti  “Slambrot” provenienti
dalla Baviera.  Zappatori, boscaioli, carbonai, fabbri, minatori. Sorsero i primi masi, S.Sebastiano,
Carbonare, Lavarone, Luserna e frazioni. Nel fondovalle la vita ruotava attorno agli ospizi di
Brancafora e S.Pietro.
Notizie liberamente tratte da Sera da “Lavarone e dintorni”